The White Bird

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The White Bird cart

Aléxein Mégas

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Review:


Convince la prima prova del compositore campano, che si cimenta in un’efficace sperimentazione nella world music

Le premesse, nel singolo The White Bird accompagnato da un bel video carico di suggestioni, c’erano tutte. The White Bird, l’album d’esordio del chitarrista-compositore cilentano Aléxein Mégas, al secolo Alessandro Pinto, le conferma.

Prossimo all’uscita sui canali streaming, The White Bird è una raccolta di dieci brani di musica elettronica e orchestrale, in cui si affiora, fortissima, la lezione di BonoboNicholas JaarJan Blomqvist e Trentemoller, influenze dichiarate dell’artista, che si è allontanato dall’originaria infatuazione rock-metal per avvicinarsi alle atmosfere dilatate e suggestive di certa musica elettronica.

Ma l’orecchio più allenato non fatica a riconoscere l’influenza di Mike Oldfield e, più in generale, della world musica, in cui è corretto inquadrare l’album.

LA COPERTINA DI THE WHITE BIRD

Le atmosfere più che rarefatte di I Am a Shadow introducono da subito l’ascoltatore nell’universo sonoro di Mégas con un’impeccabile lezione di minimalismo: percussioni elettroniche e armonie impercettibili creano il tappeto su cui la voce filtrata e riprocessata dell’artista canta pochi versi.

Midnight Lullaby riprende la stessa visione musicale, ma la declina in chiave trance secondo i dettami del chill out contemporaneo.

Vector Space, più ritmata e decisamente new age, rinvia alle composizioni del francese Alain Simon.

Ancora atmosfere chill in Bring me to life, carica di suggestioni oniriche, grazie anche alla combine tra tappeti elettronici e voce filtrata.

Minimalismo e trance sorretti da un giro pulsante di basso caratterizzano DiscoNected2, in cui un bel gioco di percussioni prende il posto della linea melodica.

In An Electric Love finalmente spunta la chitarra, che ricama arpeggi carichi di riverbero e accompagna con morbidi accordi acustici la melodia sussurrata del canto.

I Just Wanna Feel Good è un altro trance ballabile dalle atmosfere dilatate.

The White Bird, title track e singolo apripista, è il brano più complesso e convincente dell’album, carico di cambi sonori e orchestrazioni sofisticate che proiettano l’ascoltatore in una dimensione cinematica.

Sofisticati anche gli arrangiamenti di Life in a Box, che si regge su un bell’arpeggio di pianoforte e sulle armonie ariose dei violini.

Rays chiude la raccolta con una rilettura della world music in chiave minimalista: ottima la progressione in crescendo, sottolineata con garbo e senza esplosioni dai tappeti elettronici e i brevi sipari percussivi tra un tema e l’altro del brano.

ALÉXEIN MÉGAS

Ottimo esordio, The White Bird è un esempio di come si possa sperimentare senza quasi farsene accorgere, ma anzi offrendo un prodotto fruibile sia all’ascoltatore distratto e occasionale sia a quello più colto, che apprezzerà di sicuro l’eleganza e la sicurezza con cui il giovane compositore campano gioca con le armonie e scompone le linee melodiche nei minimi termini, fino a ridurle ad accenni.

Forse non è stato un male che Mégas abbia abbandonato (o, più semplicemente, tralasciato) il rock e i virtuosismi alla John Petrucci: di shredder è pieno il mondo e la scena metal è satura.

Se quella intrapresa con The White Bird è la sua strada, non resta che incoraggiare Pinto a percorrerla: la via non è facile, ma le risorse di creatività esibite in questa prima prova fanno ben sperare.

 

The White Bird, l’esordio elettronico di Aléxein Mégas

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