Hitman: agent 47 – La recensione

Posted By: alexeinmegas On:


 

L’agente 47 è tornato, in una nuova pellicola atta a rilanciare le sorti dell’assassino pelato trasposto al cinema. I personaggi ci raccontano il film!

Diana: l’inizio è di quelli da far rabbrividire (ma non solo quello). Del resto non poteva essere altrimenti, se i lavori di sceneggiatura vengono affidati a delle menti poco brillantemente tolte all’agricoltura, come quella di Skip Woods. Voce fuori campo ed in 30 secondi ci viene trasmesso un background d’informazioni non indifferente, lanciate alla rinfusa per spiegare cosa sono gli Assassini e quale pericolo incombe. Tutti inseguono il professore pazzo introvabile ma nascosto sotto il naso. E’ nello stesso luogo della sede di un’organizzazione cattivona, compresa tra le guardie che inseguono il ladro, proprio il nostro dottore. E’ nello stesso posto di provenienza della moglie di lui (ormai andata in posto migliore), dove a nessuno era venuto in mente di cercare. Tutto ciò è geniale. E’ lui, il Prof di Spider Man 2, l’unico uomo in grado di creare queste perfette macchine della morte, mentre altri riescono solo ad impiantare titanio sotto pelle che resiste ai proiettili (scienziati dilettanti). Ci scappa così il potenziale esercito per l’agenzia internazionale di cui sopra, giusto per una nuova guerra, magari in qualche piccolo staterello africano. Io stessa, Diana, mi sono trasformata in una bimbaminkia cinese, che a malapena raggiunge i 18 anni, e puzza di latte da condire con Nesquik. Il mio obiettivo è trovare sì il capoccia, ma farlo fuori attraverso l’azione del mio agente 47 e dei pochi rimasti, giusto per tenere sotto controllo il tutto, e avere l’esclusiva dei pelati (pomodori). Per sicurezza tengo d’occhio anche 47, di cui mi fido poco perché potrebbe presentare qualche cambiamento lunatico inspiegabile. Questo mio stesso modo di parlare, un po’ alla rinfusa americanata, è di gran lunga migliore dei dialoghi che si tengono all’interno del film.

47: Yo, sono meglio di Matrix e avrei anche una faccia più cattiva del bimbo nel primo film, ma tutto ciò non servirà. Diana, sono in missione, ma faccio la mia comparsa all’interno di un edificio in cui ammazzo tutti con le mie silverballer, non so bene il perché. Sono un assassino spietato, la regia si avvicina a me con inquadrature elementari tipiche per esaltare la mia figura. Casino a parte, c’è un certo gioco di vedo e non vedo che protegge la mia personalità e mi fa comparire sulla scena con le gocce contate e poche parole. L’ideale per iniziare a costruire l’immagine di un agente specializzato nell’uccidere e nel non provare sentimenti. Ora devo trovare la figlia del professore scienziato pazzo, così posso trovare lui. Col mio computer posso fare tutto in un batter d’occhio, la tecnologia di cui possiamo servirci è assurda e tutto il film si svolge tra corridoi claustrofobici costernati da schermi tecnologici. Non posso trovare il padre direttamente, perché il film me l’hanno scritto così. Una volta trovata la figlia però, sembra che io la voglia uccidere (anche perché tu, Diana, hai ordinato di far fuori anche lei, non solo il padre), ma poi ho una crisi esistenziale e si scopriranno certi dettagli stupidi che mi metteranno in relazione con questa gente. Lei, l’orfanella ritrovata, sarà al mio fianco per praticamente tutto il film, nonostante io debba essere una figura solitaria. E lei stessa avrà certe capacità che nemmeno la Lucy di Luc Besson potrebbe mai sognare. E via, sparo tutti, mi faccio rinchiudere nell’ambasciata mentre la inseguo per ucciderla (ma anche no), mi travesto in un nanosecondo, anche se dello stealth caratteristica del gioco o della testa completamente pelata non vi sono tracce.

Diana: oh sì! Questo sarà un campione di vendite

47: oh, no! A malapena ci salvo qualche bel gioco di luci nella fotografia.

Insomma il film è venuto una schifezza, riuscendo nell’impresa di fare molto peggio del primo tentativo, che a questo punto viene rivalutato e salvato con una sufficienza piena, stante questo disastro (non fosse altro che nel primo Hitman, la colonna sonora rispetta i canoni “orchestrali” del videogioco, e si rivela parecchio superiore a questa quì). Non ho la forza di continuare.

Hitman siamo noi tutti, quando riusciamo a resistere alla visione del film in sala, senza uscire prima della fine. Ma a ciò hanno contribuito pop corn e compagnia della fidanzata. Sennò..

 

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